Candyman 2021, ai tempi del #BlackLivesMatter


Da: MyMovies.it
Anthony McCoy è un pittore in crisi creativa, stimolato dalla compagna Brianna, che lavora nel campo a livello organizzativo, a darsi da fare. Anthony trova improvvisa ispirazione in modo inaspettato. Troy, fratello chiacchierone di Brianna, viene infatti una sera in visita con il suo compagno Grady e racconta la truce, ma vera, vicenda di Helen, una studiosa che anni prima era venuta a compiere delle ricerche nel quartiere ed era apparentemente impazzita, uccidendo un rottweiler e rapendo un bambino prima di bruciare in un rogo. Anthony scopre, grazie anche all’incontro con il titolare di una lavanderia a gettone, che dietro a tutto c’è la leggenda di Candyman: se tu pronunci cinque volte il suo nome davanti allo specchio lui arriverà per ucciderti. Anthony dipinge a più non posso, ma qualcosa di terribile inizia ad accadere intorno a lui.

Candyman – Terrore dietro lo specchio di Bernard Rose, una trentina d’anni fa, aveva saputo trarre umori leggermente malsani da un racconto del celebrato autore horror Clive Barker, introducendo sullo schermo un nuovo “mostro” con caratteristiche relativamente originali, date dal suo retroterra sociopolitico con espressi riferimenti alla piaga del razzismo.

Il successo era stato buono, al punto da generare anche un paio di seguiti e da dare a Tony Todd (già protagonista del remake de La notte dei morti viventi nel carismatico ruolo di Ben, che fu di Duane Jones) un posto nel pantheon degli attori specializzati nell’horror. Adesso, a oltre vent’anni dall’ultimo dei seguiti (Candyman – Il giorno della morte), il nuovo enfant prodige dell’horror, Jordan Peele (Scappa – Get Out) resuscita la serie scrivendo e producendo (in collaborazione), questo nuovo capitolo che prende spunto dalle vicende del film originario per rivisitare, addirittura reinventare il personaggio, universalizzandolo e rendendolo il simbolo imperituro ed eppure mutevole della rivoluzione razziale sull’onda del desiderio di vendetta. Il che è un’evidente attualizzazione ai tempi del movimento Black Lives Matter. Un’attualizzazione forse un po’ manichea, ma non senza una sua valida motivazione, in grado di percepire con efficacia il segno dei tempi.

La vicenda principale procede in modo lineare e senza particolari sorprese, se non un certo approfondimento della situazione del protagonista che, andando sempre più a fondo della storia di Candyman, scopre aspetti oscuri del proprio passato. Alcuni episodi ultronei sono meno efficaci dal punto di vista narrativo e sembrano esistere solo allo scopo di permettere a Candyman di entrare in azione: tipico è l’episodio nel bagno della scuola, che testimonia l’irresistibile quanto incomprensibile desiderio da parte di molti dei personaggi di pronunciare il nome di Candyman allo specchio.

La tensione narrativa non è molto intensa, ma il film si lascia seguire piacevolmente, grazie alla regia fluida di Nia DaCosta e, nel complesso, il risultato, se non memorabile, è quantomeno una variazione interessante e attuale sul tema del personaggio creato da Barker. Ed è anche interessante che, diversamente da quanto accadeva nel film capostipite, il punto di vista sia quello della comunità di colore, rappresentata da persone che occupano una posizione di rilievo a livello sociale, ma non hanno dimenticato le ingiustizie del passato.

Buona la prova del cast, che dà vivacità e spessore ai personaggi. Gradito anche il ritorno del mitico Tony Todd, il Candyman originale.

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